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Si chiama "Rigoletto" la nuova formula espositiva

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 25 agosto 2019


Chiude la stagione 1985 e si concludono tre anni di attività espositiva della Casa di Rigoletto: Diva Bedogni, principale curatrice delle mostre e dei cataloghi degli artisti, traccia un primo bilancio di questa piccola istituzione culturale voluta dall' Ept.

Si conclude, con la mostra retrospettiva di Noradino Zapparoli, la stagione '85 della Casa di Rigoletto. Quando, tre anni or sono, fu avanzata l' ipotesi di trasformare la casa dell' Ardigò (detta del Rigoletto perchè prescelta per la realizzazione scenografica della prima rappresentazione dell' omonima opera verdiana) in spazio espositivo, difficilmente qualcuno avrebbe scommesso su un tale successo dell'iniziativa. Al di là dell'efficienza organizzativa, tuttavia, va reso merito all' impostazione data dalla Commissione Tecnica. La Casa di Rigoletto si è così subito qualificata come una struttura agile in grado di sanare quelle carenze logistiche e scientifiche che avevano inibito una corretta disamina della realtà artistica locale. La formula adottata, è ormai risaputo, è quella delle sei mostre a stagione, due delle quali dedicate a giovani artisti, due a mantovani extra-muros e due a personaggi storici dell'arte mantovana non adeguatamente considerati nel tempo dalla critica e dalle istituzioni. In questi anni sono così sfilati sulla passerella di Rigoletto alcuni personaggi di spicco, in grande scioltezza, senza nessun 'altra pretesa se non quella di segnalare e portare a conoscenza di un più vasto pubblico l' opera di artisti meritevoli di un approfondimento scientifico. Vere e proprie scoperte, paradossalmente, si sono rivelate le figure storiche dell'arte mantovana, in quanto personalità trascurate negli ultimi decenni e pressochè sconosciute alle nuove generazioni. Penso a Zerbinati, a De Luigi, a Costa, a Zacchia, Zapparoli, a Nene Nodari. E l' importanza di questi recuperi risulta in tutta la sua evidenza qualora si consideri che costoro ebbero rapporti e a volte ispirarono i pittori ora consacrati del panorama artistico mantovano. Due sorprese, poichè conosciuti in altri contesti, si sono rivelate le mostre di due «dilettanti di lusso» della pittura: Milani e Rossi, che hanno saputo testimoniare, con elegante ironia, il loro attaccamento, vecchio o recente, all ' arte mantovana. Di grande qualità le mostre degli extra-muros, di quei pittori, cioè che, nati a Mantova, hanno trovato in altre città l' opportunità di emergere con la propria arte . Mi riferisco a Bruna Gasparini, presente alla Biennale Veneziana nel '49, i cui inchiostri, decantati da ogni suggestione naturalistica, hanno dato la misura di una freschezza espressiva raramente riscontrabile. Penso ad Enos Malagutti, il cui sodalizio con i maggiori pittori mantovani andrebbe approfondito, nome di prestigio nella non lontana Milano eppure quasi sconosciuto al pubblico mantovano, nonostante la sua lunga milizia di pittore e restauratore. E che dire di Vanni Viviani, il «profeta» delle mele, che ha proposto con profonda ironia e con indiscussa abilità una serie inedita di tentazioni estetiche presentandosi nelle vesti di Narciso-serpente per lusingarci con frutti tanto proibiti quanto gustosi. Un doveroso omaggio è stato tributato ad Aldo Falchi, la cui fama è forse adombrata a Mantova dal padre Paride, ma la cui abilità nel campo della ceramica 1 'ha reso celebre in campo internazionale soprattutto per 1 'attività svolta presso la Rosenthal. Di Falchi è la scultura in bronzo di Rigoletto situata nel cortile della galleria. Franco Bassignani, conosciuto ed apprezzato incisore di Guidizzolo, ha voluto onorare la propria presenza a Rigoletto proponendo lavori inediti realizzati con tecnica mista che preludono ad un suo ritorno alla pittura. Ancora più interessanti – sotto l' aspetto propositivo per uno spazio artistico che si configura come ponte tra passato e futuro - le mostre di alcuni giovani di sicuro talento. Il « . . .mi disse» di Edoardo Bassoli è divenuto uno slogan sinonimo di una suggestiva ricerca pittorica in costante evoluzione. I delicati «trompe l'oeil» di Gian Luigi Troletti, eleganti altalene tra l' antico e il moderno, hanno proposto una tecnica artistica in bilico tra pittura, scultura e scenografia. Laura Moruzzi ci ha calati in un mondo inventato che trae le proprie origini dalla cultura popolare, cui ha saputo conferire con la sua tecnica personalissima e raffinata un tono di classicità. Le bolle trasparenti e deformate di Vittorio Carnevali hanno offerto nuovi spunti interpretativi per la lettura di un paesaggio padano lunga l'entità dei mezzi a rarefatto e cerebrale. E per finire, disposizione, alle volte, soprattutto Francesco Dalmaschio, nei casi in cui si renda necessaria la «impacchettatore» di bambolotti ( «di ricostruzione storica della vita di un scarto», come ama sottolineare), creatore di nuove geometrie cui si aggiunge una nuova dimensione: quella feroce dell’ ironia. Questi lusinghieri successi, se impongono quasi una continuità di contenuti, richiedono anche un potenziamento delle strutture e delle disponibilità economiche che permetta di operare quel salto di qualità necessario per rendere ancora più stimolanti e approfondite le proposte culturali per il futuro. Non alludo solamente alla necessità di dotare la Casa di Rigoletto di un arredamento più consono alle sue funzioni, nè mi riferisco alle precarie condizioni murarie della galleria; ma piuttosto ad un incremento del budget riservato all' organizzazione delle mostre che consenta realizzazione di cataloghi sull' opera degli artisti proposti. Infatti, pur essendo consapevole che la qualità di quanto fatto finora trascende di gran lunga l' entità dei mezzi a disposizione, alle volte, soprattutto nei casi in cui si renda necessaria la ricostruzione storica della vita di un artista, la carenza di mezzi obbliga a scelte parziali non soddisfacenti per gli stessi curatori . Al di là delle possibilità o meno di operare l' auspicato salto qualitativo (il futuro della Casa di Rigoletto, legato com' è a quello dell'E.P.T., appare quanto mai incerto) il mio ringraziamento va innanzitutto all' avv. Sergio Genovesi, entusiasta promotore dell' iniziativa, ai componenti della Commissione Tecnica nelle persone del Generale Drei, del Sen. Zavattini, del Dottor Giovannoni, del Prof. Bassignani, ma soprattutto del critico Renzo Margonari, la cui costante presenza nell' organizzazione e nell' allestimento delle mostre è stata per me garanzia di esperienza e serietà. Infine, un pensiero riconoscente al Gruppo Guide Turistiche che ha garantito per la stagione '85 l' apertura degli spazi.

di DIVA BEDOGNI



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