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Gorla, Mastro Ferraio

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 02 aprile 2020


Un altro incontro, un'altra scoperta nel variegato patrimonio artigianale della nostra provincia: ne è protagonista, come sempre, Rita Castagna che in una delle sue escursioni ha incontrato a Cividale di Rivarolo Mantovano Alberto Gorla, uno degli ultimi mastri ferrai. Ecco il resoconto di quella visita.

Novembre, di solito freddo e ostile, mi regala un pomeriggio morbidamente luminoso, velato da bave di foschia che sale leggera dai campi, mentre mi dirigo verso Cividale di Rivarolo Mantovano. Il paese, formato da irregolari insule di case, sorge senza preavviso dalla piatta campagna bruna e generosa di zolle arate, incise da filari di bassi gelsi che protendono verso il cielo i rami sottili, nudi di foglie. Una villa bassa, affacciata su un giardino cinto da una cancellata che rincorre antichi ricordi, è la dimora di Alberto Gorla, mastro ferraio, sensibile artefice di autentici capolavori nati sotto il sonante martello che egli maneggia con forza creativa inesauribile. L' alta figura di Mastro Alberto domina il vasto ambiente adibito a bottega, il regno di un moderno Vulcano dove fiammeggia ruggendo la forgia e fanno bella mostra di sé draghi rampanti, testiere per letti, stufe ottocentesche, romantici lampioni e il torcersi serpentino di una ringhiera che fiorisce anche d'inverno di rose delicate e perenni. Ci incontriamo qui, accanto all' incudine, simbolo di una attività svolta sempre sotto il segno dell' arte e dell'amore per il proprio mestiere. Lavorare il ferro è una nobile arte più che una semplice espressione artigianale.
Come si è accorto di avere una naturale propensione per modellarlo?
- Avevo 5 anni e nella mani un'incredibile smania di lavorare il ferro. Iniziai a piegarlo e a torcerlo, in forme che nascevano dai miei sogni o dalle «fole» che mia nonna mi raccontava, su un blocco di granito, adoperando un martello che faticavo a reggere. Una propensione naturale, dunque, considerata dai miei familiari un gioco infantile, insolito ma di breve durata. Terminate le elementari mio padre mi convocò e mi chiese in tono che non ammetteva ribellioni: «Vuoi fare il "marangone", il muratore, il calzolaio o il fabbro?». Di proseguire gli studi non era il caso di parlarne e fui ben felice di scegliere il mestiere di fabbro. Mamma mi mise a bottega da Giuseppe Fellini, fabbro a Spineda, a 500 lire la settimana. Ferravamo cavalli e riparavamo pezzi di macchine agricole. L 'attività «artistica» si erauriva nel fare qualche cancellata cimiteriale. Un apprendistato lungo, ma generoso di nozioni pratiche che mi spronò a volgermi verso una produzione più qualificata, quella del ferro battuto. Intanto studiavo da autodidatta storia dell' arte e composizione dei metalli, mi ingegnavo a migliorare la mia disposizione al disegno tracciando schizzi su un foglio di compensato che uso ancor' oggi.
- Da quanti anni lavora in proprio?
- Iniziai nel 1958. Avevo 18 anni e una gran voglia di essere indipendente. Aprii una piccola bottega artigianale qui, a Cividale, dove la mia famiglia vive da generazioni. I Gorla, tuttavia, provengono dall' alto Milanese al confine con il bergamasco. Molti paesi portano il nostro nome. Ha mai sentito parlare di Gorla Maggiore e Gorla Minore in provincia di Varese? Anche mia moglie è nativa di Cividale e ha un cognome di sapore risorgimentale: Manara.
Sorridente, amabile e piena di verve, la signora Rosa è nata curiosa di cose belle. Raccoglie tele di artisti mantovani e custodisce l' archivio fotografico di famiglia ricco di immagini scattate da lei che ha il pallino della fotografia. Due graziose fanciulle, Renata e Mariella, confermano la presenza di un'autentica vena artistica nel ceppo dei Gorla e studiano pianoforte al Conservatorio di Mantova. Papà Alberto ne è giustamente orgoglioso come della grappa dorata, produzione della casa, delicatamente profumata all' anice, che mi offre generosamente in grandi bicchieri di cristallo che ne esaltano il gradevole bouquet.
- Lavora solo su ordinazione?
- Si, e non riesco a soddisfare tutte le richieste. Lavoro anche la domenica quando non vado a caccia di libri antichi e di stampe d 'autore di cui sono esasperato collezionista.
- Quali oggetti le vengono maggiormente richiesti ?
- Cancelli, inferriate, ringhiere, lampioni, alari, testiere per letti e lampadari. Non ultime le grandi stufe di ferro con rifinitura in ottone che un tempo troneggiavano in tutte le cucine di campagna e di città, croce e delizia delle «risdore». Mi cimento anche nella creazione di armature ispirandomi a quelle antiche, magari dei Missaglia.
- Il suo è un mercato esclusivamente italiano?
- Assolutamente no. I prodotti artigianali italiani sono molto ricercati all'estero. Esporto in Germania, in Olanda e persino negli Stati Uniti. Mi hanno offerto di stabilirmi in Germania con un contratto principesco. Ma io resto a Cividale. Questa è la mia terra. lo amo il mondo domestico e rurale in cui sono cresciuto. Coltivare la vite nel brolo, allevare api, alzarmi al mattino e poter ammirare la trama di verde dei campi dalle finestre della mia bottega mi basta per essere felice.
- In ordine di tempo, qual è l'ultima commissione che ha ricevuto?
- Da un cliente dell ' Arabia Saudita mi è giunta la richiesta di eseguire alcune altissime cancellate di gusto ispano-moresco, fiorite di convolvoli, per difendere da sgradevoli intrusioni l' harem dove risiedono le sue belle mogli. Un lavoro interessante della durate di cinque anni che sarò, forse, costretto a rifiutare perchè non ho nessuno che mi aiuti. Non trovo giovani da «allevare» e formare a bottega, seguendo la sana tradizione dei tempi andati. Non esistono vocazioni anche se molte scolaresche vengono a visitare la mia officina e mi guardano come un fenomeno. Mi sento un sopravvissuto, appartenente ad un altro pianeta. Sono rimasto l' unico mastro ferraio nelle sei province limitrofe. Ormai il mio mestiere sta agonizzando e scomparirà definitivamente fra pochi anni.
- La sua lunga esperienza nel campo della lavorazione del ferro le permetterà certo di suggerire una soluzione meno pessimistica del problema.
- Vorrei che mi fosse data la possibilità di istituire, a livello provinciale o regionale, un corso per la formazione teorico-pratica di un gruppo di giovani da impiegare poi come insegnanti nelle scuole professionali. Io metterei a disposizione la mia professionalità ormai più che annosa. Mi sono adoperato in tutti i sensi per realizzare il progetto che da anni sostengo con ardore battagliero, ma nessuno mi ha voluto prendere in considerazione. Continuo a nutrire la speranza di essere un giorno ascoltato e di riuscire a salvare una delle più belle espressioni artigianali italiane, anche se molti mi guardano con la tollerante commiserazione che si riserva spesso ai sognatori .
- E noi le auguriamo di cuore di vincere la sua battaglia. Signor Alberto, Mantova conserva lavori usciti dalla sua bottega ?
- Alcuni lampioni per il Circolo Ufficiali e arredi che adornano i sontuosi camini antichi di molte case padronali mantovane.
Mi permetta ora di offrirle, alla moda di coloro che un tempo ferravano i cavalli, il bicchiere della staffa. Leggermente euforica, lascio l' ospitale casa di Alberto Gorla. In un angolo del giardino, biancheggia il masso di granito che gli servì da incudine negli anni lontani della sua infanzia. Le ultime rose autunnali, sfogliandosi, lo coprono di un pianto di petali esangui e odorosi.

di RITA CASTAGNA



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