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Torna alla ribalta la pittura sull' asfalto

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 29 novembre 2020


Finito il clamore delle feste di piazza, ecco una nota di riflessione sul tema della pittura sull'asfalto: c'è un futuro artistico per questo «fenomeno» nato e cresciuto a Grazie di Curtatone? L'articolo è firmato da Adriano Amati che di recente ha presentato un saggio sull'argomento insieme all'artista veronese Felice Nalin.

È difficile sostenere l' ipotesi che l' asfalto possa essere protagonista, non in senso metaforico ma reale e concreto, di avvenimenti artistici e spettacolari che in territorio mantovano richiamano una grande massa di pubblico e nel contempo costringono la cronaca giornalistica ad un' attenzione puntuale e benevola. Invece è proprio cosi e il dato che maggiormente fa riflettere è che questi fenomeni attecchiscono in ogni dove, anche in località in cui la pittura sull' asfalto non ha alcun retroterra culturale popolare. Le fantasie policrome sull' asfalto sembrano parlare un linguaggio universale, facile ed accattivante, capace di una grande suggestione che attanaglia il passante distratto, il bambino e l'artista in egual misura. Certo, fermarsi a considerazioni cosi superficiali non giova a chiarire lo spessore artistico di un fenomeno che a giusto titolo è da far rientrare tra le espressioni più genuine del «fantastico» popolare cosi come è da considerarsi momento vivo e stimolante, forse una branca autonoma, delle arti figurative contemporanee. A fronte di questa ormai consolidata attenzione del pubblico non si registra invece analogo atteggiamento da parte della critica «ufficiale»: forse da questa contraddizione tra fruitori diversi e diversamente motivati, scaturisce quella che potremmo chiamare crisi d' identità della pittura sull' asfalto. Quasi che, pur suscitando un generale plauso giornalistico, essa non possa ancora contare sul supporto fondamentale di ogni espressione artistica: una inequivocabile dignità culturale. Il territorio mantovano e poche altre località sono probabilmente oasi di prestigio ed affermazione: Grazie di Curtatone, primo ed ineguagliato esempio in Italia, ha riscattato i madonnari dall' emarginazione e dal silenzio e, col suo raduno ferragostano, è riuscita a sensibilizzare negli anni un numero sempre più vasto di estimatori. Potremmo dire, metaforicamente che è sul sagrato del Santuario di Grazie che va ricercato il pilastro istituzionale, organizzativo e divulgativo di questo originale fenomeno pittorico. In questo senso vale la pena di citare una frase scherzosa del bravo ed infaticabile Sindaco di Curtatone Andrea Negri: «Qui, ogni anno, si compie il miracolo di cui solo la Madonna delle Grazie è capace: quello di veder affluire da ogni dove migliaia e migliaia di persone, in numero sempre maggiore, con un' attenzione e un interesse che rinverdiscono di anno in anno”. Dal successo «inspiegabile» di quella porzione d' asfalto a pochi passi dal Mincio molte manifestazioni si sono sviluppate in altre regioni: Camaiore, Legnago, Verona, Rovigo, hanno bissato il successo che i madonnari avevano conosciuto in «patria». Oggi si può affermare che la pittura dell'asfalto non ha frontiere e che i pochi artisti impegnati a promulgarla hanno raggiunto una dignità professionale sino a qualche anno fa assolutamente impensabile. A tutto ciò hanno sicuramente contribuito le numerose manifestazioni che in territorio mantovano e altrove vengono allestite con sempre maggior frequenza tra l' entusiasmo di pubblico e l' occhio benevolo della cronaca giornalistica. È doveroso partire da Grazie di Curtatone dove, nell'ultima edizione ferragostana di quest'anno, gli stranieri l' hanno fatta da padroni; è questo il raduno che ha più storia e che, in concreto, si può dire abbia determinato la svolta decisiva dell'arte del gessetto. Per questo a giusto titolo, Curtatone si definisce la «patria» dei madonnari: non solo per l' idea originale di ospitare annualmente (ormai da più di dieci anni) un' estemporanea di tutti questi artisti ma anche e soprattutto per avere, nel tempo, assicurato ad essi una sorta di assistenza sindacale e giuridica: l' AMI, l' organismo associativo dei madonnari italiani ha fatto il resto, fornendo quelle possibilità di identificazione e di legittimazione di cui questi pittori avevano bisogno. Nata a Curtatone e presieduta dal Sindaco Negri, l' AMI è oggi 1 unico punto di riferimento stabile per quanti necessitino di un contatto con i madonnari. Sugli entusiasmi e sull' esperienza di Grazie molti altri raduni vengono oggi organizzati in Italia per celebrare la pittura sull'asfalto: primo fra questi Camaiore e poi Legnago, Verona, Rovigo e molti ancora, sulla scia di Grazie, puntano su queste colorite manifestazioni di piazza con la certezza di allestire iniziative sicure, di sicura presa sul pubblico e dal garantito riscontro della stampa. Ma la pittura sull' asfalto estende il suo «contagio» sino a divenire patrimonio educativo e didattico per i più piccoli: nascono così a Piubega i mini-madonnari, studenti dai 6 ai 15 anni, che tra nuvole di gesso tentano di emulare i «maestri» più anziani. Montecampione non si lascia sfuggire l'occasione e, sempre puntando sui giovanissimi, organizza addirittura una scuola di gessetto che oltre a coinvolgere 70 ragazzi, elettrizza i genitori che si contendono più dei giovani pittori il primato di bravura. Lo studioso, il critico d' arte di passaggio, l' autorevole uomo di cultura, si fermano, guardano la fantasia policroma dell' asfalto e sorridono; c'è forse anche un po' di imbarazzo dovuto più che altro al fatto che ancora non sanno bene etichettare il fenomeno. Vale la pena di scomodare Gramsci e le sue «Osservazioni sul folklore» vecchie di 50 anni per definire il «pittoresco» fenomeno popolare o altri studiosi demologici altrettanto autorevoli? Qualcuno dice di si, qualcun'altro di no; qualcuno tenta addirittura di costruire pazientemente una letteratura su questa originale branca delle arti figurative sull' impulso iniziale dato da Felice Nalin. Una cosa è certa: si tratta di un terreno in parte ancora inesplorato e le conoscenze minime di cui si può disporre non sono divulgate oltre la cerchia ristretta degli «addetti ai lavori». Su questo terreno c'è ancora molto da fare ma i pochi interessati sembrano intenzionati a non mollare: forse in questo è da vedere il futuro della pittura sull'asfalto. A Gazoldo degli Ippoliti, dal 13 novembre al 2 dicembre prossimo, verrà allestita la mostra che riproporrà, insieme al libro, i temi del confronto tra pittura dotta, nella fattispecie quella di Felice Nalin e la pittura madonnara di alcuni pittori che lavoreranno «dal vivo» negli spazi espositivi. Patrocinano l'iniziativa il Comune di Gazoldo, l' Assessorato al turismo dell' Amministrazione Provinciale e l'Ept di Mantova. ARTE O FOLKLORE? QUESTO È IL PROBLEMA Un altro volume esce dalla fucina editoriale di Renzo Paolini: è il saggio «L 'identità artistica della pittura sull'asfalto e i campioni estetici di Felice Nalin» in cui Adriano Amati, curatore della pubblicazione, sviluppa un dia¬logo sotto forma di intervista con il primo estensore di un libro sui madonna¬ri, l'artista veronese Felice Nalin (I madonnari, testimoni di anziane storie ¬edizioni MG Verona - 1982). II volume, 120 pagine con foto a colori e in bianco-nero di Daniele Pontiroli dello Studio Reversal, è il secondo tentativo di sviluppare una letteratura sul difficile argomento dell'identità artistica della pittura sull'asfalto. «Sono te¬matiche non nuove ma ancora irrisolte sul piano critico, per questo ancora attuali e pregne di interrogativi» ha scritto Renzo Margonari nella sua nota «contributo alla lettura» che appare nelle prime pagine del libro. II lavoro di Amati e Nalin, pubblicato contestualmente ad un progetto di mostra che si terrà nella prossima primavera a Sirmione, è stato presentato giorni fa a Piu¬bega alla presenza di alcuni «addetti ai lavori» che sostengono l' iniziativa editoriale: oltre al Presidente dell' Ept Sergio Genovesi e all' Assessore al turi¬smo dell' Amministrazione Provinciale Nanni Rossi, erano presenti il Sinda¬co di Curtatone Andrea Negri, l' Assessore alla cultura dello stesso Comune Giuliana Roda, il critico Renzo Margonari, il pittore Nedo Consoli, che con gli operatori culturali di Piubega hanno dibattuto alcune questioni legate all'attività madonnara, sia sotto il profilo artistico sia sotto il profilo organizzativo-operativo . Arte o folklore? Questo sembra essere il nodo del problema che il saggio ri¬propone sempre in termini interlocutori. L'obiettivo finale della pubblica¬zione è comunque quello di «tener vivo» il dibattito sull'arte del gessetto e di delineare nel tempo alcuni connotati peculiari della pittura sull'asfalto nel tentativo di attribuirle un'identità artistica che a tutt'oggi stenta ad affer¬marsi. E sembra proprio che gli Autori ci siano riusciti.

di ADRIANO AMATI



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