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Loto: svolazzo esotico firmato mantova

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 07 giugno 2020


«Nelumbium speciosum» è il nome scientifico, ma è conosciuto da tutti come fiore di loto. Come valorizzare questa pianta che cresce sul lago Superiore? Giuseppe Amadei, giornalista e scrittore, illustra alcune proposte che verranno concretizzate nel periodo estivo.

Colore d'oriente sul lago Superiore. In luglio, al tempo della fioritura, i calici del loto mandano pacati riflessi rosa all'azzurro smorto delle acque. È anche questo uno degli svolazzi che Mantova mette sotto la propria firma. Un singolare omaggio arrecato al Mincio, quando il fiume si allarga sulla piana per abbracciare la città. Virgilio non c'entra affatto, ma la favola di un fiore di loto che, duemila anni dopo di lui, emigra dalle natie acque asiatiche e accetta di attecchire là dove hanno vagato i cigni, e ondeggiato i giunchi, e sussurrato le «molli canne» del poeta latino è immagine che accarezza la fantasia. La realtà è un po' più terrena ma ugualmente gentile. C'erano, nel 1921, due fidanzati, lei Luisa Pellegreffi neo laureata in scienze botaniche all' Università di Parma, lui Aurelio Zambianchi tecnico della nostra Federazione dei Consorzi idraulici. Durante i loro incontri si dicevano tutto quel che si dicono gli innamorati da quando è mondo, ma evidentemente parlavano anche di fiori: tanto che, allorchè nell' orto botanico parmense giunse dall' estremo oriente un certo quantitativo di rizomi del nelumbium speciosum - nome aristocratico del loto indiano - sorse nei due giovani l 'idea di farsi dare alcune di quelle pianticelle per tentare di affidarne un eventuale rigoglio al fondo limaccioso del nostro lago. Una impiegata dei Consorzi, Elvira Zampolli, e un pescatore del lago di Sopra diedero la loro collaborazione e così, nell'ottobre di quell’ anno, gli esotici fusti poterono essere messi a dimora nello specchio d'acqua prospiciente la valletta di Belfiore. Pare tuttavia che per i due fidanzati l'episodio sia finito lì. Si sposarono e gli impegni professionali li portarono altrove. La dottoressa Pellegreffi Zambianchi avrebbe saputo del felice esito del suo lontano esperimento solo sul finire degli anni Settanta, quando nella sua abitazione romana si presentò la giornalista Maria Grazia Fringuellini con un gran fascio di fiori di loto. La vegetazione del nelumbo (o nelumbio) ha coperto progressivamente un 'area sempre più vasta del lago Superiore. Lasciata per alcuni anni al libero sfruttamento di chi voleva, la cultura venne poi data dal demanio in concessione ai fioristi Dall 'Oglio che tolsero il fiore dalle sue umili origini palustri per elevarlo ai fasti del commercio floreale. Successivamente la privativa è passata al Comune di Mantova che attualmente provvede alla cura e alla tutela della maestosa coltivazione attraverso il proprio assessorato all’ urbanistica di cui è titolare Giorgio Bonaffini. Ma ora si vuole che nella immagine della città il bel fiore del loto abbia il posto che merita. Idee e proposte sono uscite dall’ E.P.T., dagli assessorati competenti del Comune e della Provincia, dall' Unione del Commercio e Turismo: si tratta adesso di coordinare la materia per farne un programma di rapida attuazione e di sicura efficacia. Anche in questo caso buona area di propaganda sarà senz'altro il Garda. Ecco infatti che alcune serate promozionali benacensi, predisposte per la seconda metà di luglio dall 'assessore provinciale allo sport e al turismo Giovanni Rossi, potranno integrare i loro piani con il «Gancio» del mantovano fior di loto, tanto più che il periodo coincide con quello della più lussureggiante fioritura. L 'ingresso stagionale del loto nell 'arredo urbano è un altro punto del programma, che piace al presidente dell' Ente Turismo Sergio Genovesi e all'assessore Bonaffini. Una o più vasche provvisorie intensamente fiorite di loto potrebbero venire installate nel giusto periodo in luoghi adatti della città, in modo da aggiungere agli altri richiami floreali che allietano il nostro centro storico anche quello caratteristico proposto dal maggiore dei nostri laghi. Giuseppe Fantoni, segretario dell'Unione Commercio e Turismo, ritiene dal canto suo che si debbano rifornire di fiori di loto ovviamente nella giusta stagione alberghi e trattorie cittadini, onde possano venire offerti ai clienti forestieri in segno di simpatia e di ricordo di Mantova. Sono tutte idee valide e di auspicabile realizzazione, anche in considerazione che da cosa nasce cosa. Non è certo raro il caso di programmi che si completano e si perfezionano in virtù delle prime esperienze. In oriente i semi dei fiori di loto si mangiano. Intorno alle vaste colture vengono piazzate numerose arnie e le api ricambiano producendo il miele di loto che dicono sia squisito. Dai rizomi si ricava una farina ricca di amido che entra decisamente nella cucina orientale, soprattutto per la confezione dei dolci. Sarebbe indubbiamente suggestiva anche! 'ipotesi che il loto del lago di Sopra potesse interessare un giorno pure la cucina o la dolciaria tipica mantovana. Però è un campo questo nel quale è necessario muoversi con cautela. Non tutto ciò che è tranquillamente commestibile per popoli assuefatti da secolari consuetudini lo è altrettanto per altri di abitudini e razze diverse. Gli scienziati dicono, per esempio, che nel nelumbium speciosum tra molte sostanze salutari c'è anche la nufarina di cui un' azione intensa può arrestare il cuore. Sarebbe paradossale, oltre che drammatico, farsi arrestare il cuore proprio dal fiore che nel suo paese d'origine è simbolo d 'amore e di fecondità. Del resto, perchè chiedere a quel magnifico dono della natura più della sua innata grazia ornamentale?

GIUSEPPE AMADEI



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