



Simpaticamente celato dietro 10 pseudonimo Faustino Gatti, un noto cultore di storia mantovana affronta scherzosamente il tema degli scavi al Forcello. Evidenziando il valore culturale ancorché turistico della probabile scoperta, l'articolista prende le debite distanze dai facili entusiasmi e si diletta ad immaginare in quale selva di trabocchetti e possibili errori si muovano i ricercatori.
Allora, ci sono o non ci sono? Gli etruschi, voglio dire: c'erano o non c'erano duemilacinquecento anni or sono alla corte Forcello di Bagnolo San Vito? Ne sapremo qualcosa di definitivo dopo gli scavi. Per ora, ferma restando ovviamente la speranza del meglio, è dubbio di molti che il clangore delle tosche buccine levatosi dopo le prime indagini avrebbe potuto forse accordarsi più puntualmente all'evento - senza sguarnirne l'importanza - se sostituito dal suono sommesso ma non meno autorevole di un bucolico flauto di canne. Ma non si sa mai. S'è parlato di una città, se ne sono stabiliti approssimativamente area e numero di abitanti, le si sono attribuite, con tutte le tolleranze del caso, date di nascita, di trasformazione e di morte. Troppo, probabilmente, per una volta sola. Tuttavia bisogna ammettere che, fondata o no, quella grande promessa è piaciuto sentirsela fare. E se poi accadrà, come affermano i soliti pessimisti, che ci si trovi di fronte soltanto ad una piccola montagna di cocci, lasciati dagli empori di intraprendenti autoctoni dediti al commercio fluviale non meno che alla pastorizia, sarà pur sempre una tessera primigenia venuta ad aggiungersi, provvida e preziosa, al grande mosaico della storia patria. Del resto, se quelli che tornano a noi da Bagnolo fossero proprio gli etruschi delle nostre prische origini, nessuno evidentemente avrebbe tanto riguardo da risparmiargli molti dei nostri problemi contemporanei. Risolti quelli delle discriminazioni etniche si troverebbero subito assillati dal dilemma della giurisdizione territoriale cui affidare le loro masserizie; e ammesso che anche questa difficile scelta si risolvesse senza spargimento di sangue, eccoli costretti immediatamente a compensare la tassa di soggiorno mediante adeguato richiamo di amici, di curiosi e di lontani parenti. Viaggi charter e congruo numero di presenze. Si è trovato anche il nome di uno degli abitatori della città. E anche in questo caso l'ipotesi s'è rivelata così aggressiva nella sua suggestione, che nessuno dei diaristi è stato lì a chiedersi se la ciotola cui l'incisione era appartenuta fosse stata indigena o immigrata. Markes Anthus, questo il nome. Metti che uno stravagante rilevi come «Anthus» , specie se letto all'inglese coma va di moda, assomigli maledettamente ad Andes ed eccoci, di colpo, piombati sulla soglia dell'apocalisse. Scherzare su un fatto di cultura? Sacrilego, innegabilmente. Perchè quello di Forcello, quale ne sia il risultato ultimo, è veramente un grosso fatto culturale ed è in quel senso - parco e consapevole - che ad esso bisogna onestamente guardare. Lo hanno fatto in giusta misura istituzioni regionali e locali e il loro impegno ha avuto ed avrà i frutti che merita. Fatto di cultura, prima, poi forse anche fatto di turismo. Resta comunque prematuro scegliere il comune nel quale dovrà sorgere il grande albergo destinato ai visitatori...
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