vai ai contenuti

Provincia di Mantova - Portale sul Turismo a Mantova

Home | Rubriche | Crea il tuo viaggio | Cosa Fare | Vivere Mantova Dimensione Carattere: A | A | A
Home   >   Articoli

Ricerca

Data
Date
Date

Seguici su ...

Visit Mantova

Comunica con noi


Call center tel. +39 0376 432 432


info@turismo.mantova.it



HTML 4.01 Strict Valido!   CSS Valido!   Logo attestante il superamento, ai sensi della Legge n. 4-2004, della verifica tecnica di accessibilita'.

Tradizioni popolari

La Cervetta,
Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2019


di Maurizio Bertolotti


Nel 1965 J. Caro Baroja, il più autorevole folclorista di Spagna, apriva il suo voluminoso libro dedicato al carnevale spagnolo con quest'annuncio: «EI Carneval ha muerto». Anche in Italia, chi avesse seguito le sorti di questa festa negli anni sessanta settanta, ne avrebbe ricavato !'impressione di un rapido ed evidente declino. Ad eccezione di alcune località ove si era più tenacemente radicata (per il Mantovano si può citare il caso di Castel Goffredo e del suo rinomato «Re Gnocco»), questa millenaria tradizione, comune a tutti i paesi d'Europa (e diffusa anche in altri continenti), risultava un po' dovunque desueta, sebbene non certamente dimenticata. I fatti in questo caso, smentiscono, meglio d'ogni contestazione teorica, il frettoloso annuncio di morte pronunciato dallo studioso spagnolo: fedele alla sua natura più autentica, Carnevale è infatti risorto. È risorto anche nel Mantovano, come documentano incontestabilmente le fitte cronache di Carnevali piccoli e grandi che nel mese di febbraio hanno riempito le pagine del quotidiano cittadino: oltre a Mantova e a Castelbelforte, che hanno ospitato le manifestazioni di maggior ampiezza e richiamo, hanno fatto Carnevale decine e decine di centri della provincia, e con una ricchezza e magnificenza di iniziative quali non si vedevano, stando al parere di molti cronisti locali, dagli anni antecedenti la guerra.
L'inattesa rinascita del Carnevale impone una considerazione d'ordine generale: esce confermata la tesi che la storia delle tradizioni popolari, di questi fenomeni di lunga, lunghissima durata, non può essere compresa
se viene considerata entro archi troppo stretti, di pochi anni o di pochi decenni: !'insorgere di sfavorevoli congiunture economiche o sociali, militari o politiche, ha sovente fatto scomparire dalla scena, anche per periodi lunghissimi, usanze popolari molto vive e diffuse tra le classi popolari; ma più praticate, esse sono continuate tuttavia a vivere grazie al formidabile legame della memoria, finché un giorno, al ripresentarsi di condizioni opportune, son tornate a riemergere dal buio, con nuove caratteristiche, certamente, appunto perché le tradizioni popolari non vivono fuori ma dentro la storia, e tuttavia mantenendo anche molti dei loro fondamentali tratti antichi.
Ma perché allora si registra proprio oggi questa dilagante ripresa del Carnevale? Non si può trascurare la funzione trainante che ha avuto in questa occasione la ripresa di un Carnevale dal passato glorioso, qual è quello di Venezia, e in particolare !'iniziativa deliberata mente assunta in tal senso da un'istituzione autorevole qual é la Biennale veneziana. Ma nessuna iniziativa che parte dall'alto o dal centro può veramente affermarsi se non trova in basso o in periferia un fertile terreno ad accoglierla. Anche in provincia di Mantova, !'intervento delle istituzioni è stato in qualche caso determinante, come è accaduto ad esempio per la grande manifestazione di Re Gnocco, trasferitasi per quest'anno dalla sua consueta residenza di Castel Goffredo a quella sontuosa della gonzaghesca piazza Sordello di Mantova. Ma in molti centri !'iniziativa ha avuto come promotori non le istituzioni, bensì le associazioni di base dei
Pro Loco, circoli dell'ARCI, società sportive, gruppi parrocchiali, insegnanti e scolari, comitati di quartiere, biblioteche comunali e in qualche caso comitati carnevaleschi appositamente istituiti. In ciò si ravvisa un'importante elemento di continuità con la tradizione più antica: fin dal Medioevo i gruppi giovanili hanno avuto un ruolo primario, e talvolta esclusivo, nell'organizzazione e nell'esecuzione del Carnevale.
Nel suo libro "Cultura popolare nell'Europa moderna" (Milano, Mondadori, 1980), lo storico inglese P. Burke ha individuato quali fossero gli ingredienti fissi che formavano quella grande rappresentazione teatrale all'aria aperta che era ed è tuttora il Carnevale: da una parte le azioni meno forma lizza te, cioè lasciate in larga misura all'improvvisazione: le grandi scorpacciate, i balli e i canti, i mascheramenti, le aggressioni più o meno farsesche, più o meno violente; dall'altra, le performance più organizzate: i cortei, formati spesso da carri allegorici, le gare, gli spettacoli veri e propri (tra i quali finti reami e finti assedi, falsi processi e sermoni burla), di cui era spesso protagonista il personaggio di Carnevale, un allegro ciccione che alla fine della festa era in molti casi messo a morte in effige. Moltissimi di questi ingredienti si ritrovano nei Carnevali mantovani 1982. Per quel che riguarda i cortei, in testa a tutti troviamo ovviamente Castelbelforte con i suoi carri giganteschi e sontuosi, ma anche in molte altre località {Viadana, Guidizzolo, Bondanello, Villa Saviola, Motteggiana, Felonica, Bozzolo e Palidano) si sono avute nutrite sfilate di carri.
Meno numerose, almeno a giudicare dalle cronache della «Gazzetta», le gare: Ostiglia e Roncoferraro hanno comunque contribuito a ravvivare la tradizione delle corse nei sacchi e con le carriole, della rottura delle «pignatte» e dell'assalto all'albero della cuccagna, mentre a Castel d'Ario, nello scenario della «bigolada», non è mancata la gara gastronomica: il vincitore ha impiegato due minuti per risucchiare, le mani legate dietro la schiena, due etti di spaghetti.
Per quanto riguarda la realizzazione di spettacoli teatrali veri e propri, si può dire che l'iniziativa sia stata lasciata ai bambini: a Quistello, a Bondanello, a Medole ed altrove i bambini, sotto la guida degli insegnanti, si sono esibiti in elaborate commedie o in semplici gags davanti al pubblico dei grandi. Rappresentazione più complessa, comprendente anche un discorso burlesco, è stata quella dell'insediamento di «Re Gnocco» nella mantovana Piazza Sordello. In questa manifestazione eran presenti altri elementi tradizionali fissi ricordati da Burke; «Re Gnocco» infatti altro non è che una delle innumerevoli possibili personificazioni di Carnevale, un re dell'abbondanza che ha elargito al popolo valanghe di gnocchi. Ma per quanto riguarda le scorpacciate, la palma è stata contesa a Mantova da Castel d'Ario con i suoi cinque quintali di «bigoli».
I cronisti sono stati molto più avari di notizie sulle azioni meno formalizzate, quelle lasciate all'improvvisazione di singoli o di piccoli gruppi. Ad esempio sappiamo che molte sono state le maschere circolanti, com'era del resto prevedibile, ma poco o nulla ci vien detto sul carattere dei mascheramenti adottati. Accanto ai travestimenti più stereotipati, ve ne sono stati probabilmente altri più originali, e forse qualcuno di essi ha ripreso (anche se inconsapevolmente) immagini e figure meno note, ma non per questo meno autentiche, della tradizione carnevalesca: penso ad esempio al «completo gruppo da funerale con tanto di cassa da morto (con il morto), parenti in abito nero e vedova», allestito da alcuni giovani di Castelgoffredo, che il cronista locale ha ingenuamente giudicato «una immagine un po' azzardata per un carnevale», quando invece il tema della morte e la rappresentazione di falsi funerali - in primo luogo del funerale di Carnevale stesso, con tanto di vedova piangente al modo antico sul cadavere - sono sempre stati un elemento di primo piano negli antichi carnevali. Questo esempio mi sembra dimostrare che quanto più spazio è lasciato nel carnevale alla libera iniziativa dei gruppi spontanei e alle performance più informali, tanto più è probabile assistere ad invenzioni originali e significative e sottrarre così /'immaginazione carnevalesca all'influenza oggi purtroppo dominante, della piatta e omologante imagerie televisiva, di cui i carri di «Goldrake» sono l'espressione più tipica.
Di aggressioni, infine, nessuna notizia, per fortuna. Ma se c'è da rallegrarsi che non vi siano state risse e ammazzamenti, come soleva accadere negli antichi carnevali (a Venezia, alla fine del Cinquecento, «ci furono la sera del martedì grasso diciassette persone assassinate e moltissime ferite»), e come accade tuttora nel Carnevale di Rio, non c'è da rallegrarsi altrettanto che abbia perso peso e mordente anche quella forma di aggressione puramente verbale che è la satira.
Oggi che, almeno in Italia, le classi e i gruppi subalterni dispongono di ben più ampie e quotidiane possibilità di manifestare il proprio dissenso, è naturale che la licenza carnevalesca non abbia più ai loro occhi l'importanza e il fascino di un tempo. Ciò va tuttavia a discapito dell'interesse e della vivacità del carnevale odierno, in cui la satira, quando c'è, è tiepida, generica e scontata. Una eccezione, tra i Carnevali mantovani 1982, è forse quella offerta dal Carnevale delle donne di Pegognaga, nel quale, per usare le parole del cronista, sono stati «messi alla gogna i difetti del parroco e dei preti, nonché delle suore» e non sono mancate «le freccia te alla classe dirigente, al padronato». Certo bisognerebbe saperne di più su questo episodio per poter esprimere un giudizio attendibile. Non dovrebbe in ogni caso sorprendere che siano rimaste le donne a voler mettere a frutto le grandi possibilità offerte dalla licenza carnevalesca, perché esse costituiscono il gruppo sociale che tuttora vede più limitate le proprie possibilità di espressione e subisce le più varie forme di esclusione civile e sociale, ma che, al contempo, ha dimostrato negli ultimi anni la più forte carica di insubordinazione e di rinnovamento.



Giudizio
Non è stata raggiunta la quantità minima di voti
Vuoi essere il primo a votare questo articolo? Effettua il login oppure registrati per poter esprimere il tuo giudizio. Di la tua!

Ricerca Alloggi

 
 
Itinerari
Curtatone, loc. Grazie - Santuario

Dal Bosco della Fontana al Santuario delle Grazie
Nelle immediate vicinanze di Mantova il Mincio, che tanto profondamente ...

Area protetta

Le aree protette
I profili dolcissimi di colline piene di storia, pianure dipinte con un ...

Crea il tuo viaggio

Image01

Crea il tuo viaggio

Home | Ricerca | Cookie Policy | Contatti | Come Arrivare | Numeri utili | Accessibilità | MANTOVA, ... da amare, da scoprire!