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Il borgo degli angeli

Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2017


di Roberto Brunelli


Strada per Cremona, a tre chilometri dal centro: sulla destra si annuncia per tempo, con il suo campanile e i suoi pinnacoli, la chiesa di un borgo suburbano cui arte e natura conferiscono un fascino discreto. Vi si inoltra, in corrispondenza della chiesa, la breve via della Certosa. Ma prima di lasciare la statale, ci si soffermi ad ammirare l'articolata aristocratica costruzione che si intravede oltre il filare degli alberi. Eretta sul finire del Settecento, esibisce con grazia il suo nitore neoclassico nel pronao ionico del corpo centrale, raccordati ai laterali da un portico incurvato. E'la villa ora Palvarini: quale contrasto con le modeste, di mole e d'aspetto, case del borgo! Il nucleo più antico, familiare pur nella sua riservatezza, è dato coglierlo scendendo a sinistra la via appena prima della chiesa. Una via che si conclude in modo inatteso, quasi volesse immergersi nel lago.
 Ecco, il lago: ragion d'essere, un tempo, di questo piccolo centro di pescatori. Proprio sulla riva, qualche barca al coperto ne richiama la tramontata vocazione, mentre ad un tiro di sasso i fiori di loto, da mezzo secolo esclusiva coltura mantovana, fanno correre la fantasia ad aggraziati panorami d'oriente. Risaliti al sagrato, è la volta di ammirare dappresso la chiesa, unico resto di un'antica certosa, divenuta parrocchia dopo la demolizione, per esigenze militari,della primitiva sede nella chiesa di San Lazzaro.
 Da qui il titolo attuale: San Lazzaro in Santa Maria degli Angeli. Il nome originario resta consegnato a quello del piccolo centro: Borgo Angeli, o Los Angeles come, con sorridente ironia, talvolta lo chiama la sua gioventù. Pur privata dei chiostri che le facevano corona, la costruzione presenta, per questo appartato angolo di mondo, un'inattesa grandiosità, avvertibile ancor meglio all'interno dove il respiro si dilata nell'unica nave dalla possente volta a crociera. Le vicissitudini storiche non hanno intaccato la purezza del suo stile tardogotico, sottolineato dalle robuste cordonature in cotto e dalle vertiginose monofore, e non distratto dall'affascinante pala dell'altare che molto del gotico conserva, a cominciare dalla losanga di angioletti in cui la figura della Vergine è inserita (donde il titolo di santa Maria degli Angeli).
Ma questa pregevole tavola, per la quale già fu fatto il nome del Mantegna, rivela nella saldezza della figura centrale e nelle architetture di contorno una impostazione ormai rinascimentale: quale, pur con tenaci ricordi di una diversa formazione, poteva esprimere quel Niccolo da Verona che si dice sia venuto a Mantova sulla scia del più grande Maestro. Si noti ancora, sulla parete sinistra della navata presso il presbiterio, una moderna terracotta del concittadino Giannino Giovannoni.
Essa ricorda il personaggio più illustre che i secoli hanno legato a Santa Maria degli Angeli: quel beato Matteo Carreri, testimone anche di una presenza domenicana tra queste mura. Usciti di chiesa, proprio di fronte un cancello sempre aperto immette in un viottolo tra i campi: con la rigogliosda macchia alberata di un antico roccolo come punto d'orientamento, si scenda di nuovo al lago. La mite corrente che appena increspa la superficie, con l'acqua a lambire le canne palustri; la campagna alle spalle e sulla sponda opposta, con i casolari rustici e i monti lontani... al di là del bimillenario e delle divergenze sulla ubicazione di Andes, qui, in uno dei tratti più integri dei laghi mantovani, la poesia virgiliana respira ancora. Qui è bello sostare: il Poeta vive con noi.



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